DIANA

Diana è una Dea Madre italica, latina e romana, signora delle selve, protettrice degli animali selvatici, custode delle fonti e dei torrenti, protettrice delle donne, a cui assicurava parti non dolorosi, divinità protettrice del passaggio dall’età infantile all’età adulta, dispensatrice della sovranità, protettrice delle entrate e delle vie. Più tardi fu assimilata alla Dea greca Artemide assumendone il carattere di Dea della caccia e l’accostamento alla Luna.
Diana era la sorella gemella di Apollo, il Dio del Sole.
Artemide o Diana, secondo il mito greco, è figlia di Zeus e Leto (Latona), nonché sorella gemella di Apollo. Leto, a causa di una maledizione lanciatale dalla moglie di Zeus, Era, per poter mettere al mondo i due bambini fu costretta a trovare un luogo che non avesse mai visto la luce del sole: per questo motivo Zeus fece emergere dal mare un’isola fino ad allora sommersa che, di conseguenza, il sole non aveva ancora toccato. Si trattava dell’isola di Delo e Leto vi partorì aggrappata a una palma sacra.Artemide nacque per prima, dopo soli sei mesi di gestazione e aiutò quindi la madre a dare alla luce Apollo che nacque invece il settimo mese, da qui la capacità di proteggere e garantire parti non dolorosi.
L’infanzia di Artemide non è raccontata da alcun mito giunto fino a noi, ma Callimaco nel poema “La Dea che si diverte usando l’arco sulle montagne”, immagina un suggestivo aneddoto: giunta all’età di tre anni Artemide,
sedendo sulle ginocchia del re degli Dei, chiese al padre Zeus di far avverare alcuni suoi desideri: per prima cosa chiese di restare per sempre vergine, poi di non dover mai sposarsi e di avere sempre a disposizione cani da caccia con le orecchie basse, cervi che tirassero il suo carro e ninfe come compagne di caccia (“sessanta fanciulle danzanti, figlie di Oceano, tutte di nove anni, tutte piccole ninfe di mare”). Il padre l’assecondò e realizzò i suoi desideri. Tutte le sue compagne rimasero così vergini e Artemide vigilò strettamente sulla loro castità.
Secondo la leggenda, Diana, giovane vergine abile nella caccia, ribelle, spirito libero, irascibile quanto vendicativa, era amante della solitudine ed era solita aggirarsi in luoghi isolati.
In nome di Amore aveva fatto voto di castità e per questo motivo si mostrava affabile, se non addirittura protettiva, solo verso chi - come Ippolito e le ninfe, che promettevano di mantenere la verginità - si affidava a Lei.
Nella mitologia Ippolito è l’unico uomo che venne amato (se pur non carnalmente) da Diana, proprio perché nonostante la sua bellezza fece voto di castità e di fedeltà. Ippolito era così fiero di accompagnare la bella Diana che rifiutò persino l’avances di Afrodite.
Diana nell’antico culto dei Latini, come tutte le Dee Madri, aveva un compagno o una controparte maschile. Come Iside sta ad Osiride, come Era o Giunone sta a Zeus o Giove, come Afrodite sta ad Adone, così Diana era affiancata da Diovis Padre o meglio noto come Dianus.
Dianus era anche accostato al nome di Lucifero, nell’aspetto di “Figlio della Promessa”, portatore di speranza e Luce.  Ma approfondiremo questa figura nel prossimo numero.
La radice del nome Diana si trova nel termine latino dius (“della luce”, da dies, “[luce del] giorno”), arcaico divios per cui il nome originario sarebbe stato Diviana.
La luce a cui si riferisce il nome sarebbe quella che filtra dalle fronde degli alberi nelle radure boschive, mentre
viene respinta quella della Luna perché tale associazione con la dea fu molto tarda.
Diana è una delle divinità più antiche dei popoli italici, e inizialmente rappresentava la Dea Madre, con l’avvento dell’Impero Romano Le vennero associate altre virtù tra cui quella lunare e della caccia.
La simbologia della Dea è legata al mondo delle selve: già in molte gemme la si vede portare una fronda in una mano e una coppa ricolma di frutti nell’altra, in piedi accanto ad un altare, dietro al quale si intravede un cervo.
Su un candelabro d’argento conservato nei Musei Vaticani la Dea non viene raffigurata in forma umana ma una serie di simboli ne richiamano alla mente il numen, in parte identificato con la dea greca Artemide: un albero di lauro (sacro ad Apollo) al quale sono appese le armi da caccia della dea (l’arco, la faretra e la lancia), un palo conico al quale sono applicate le corna di un cervo, un altare ricolmo di offerte tra le quali si scorge una pigna, una fiaccola accesa (a ricordare la sua accezione originaria di dea della luce) appoggiata all’altare e un cervo accanto ad esso.
Infine su un rilievo di Porta Maggiore a Roma si vede l’immagine di una colonna che regge un vaso e un albero dalle lunghe fronde, circondati da un recinto semicircolare a costituire un locus saeptus, cioè una forma arcaica di sacello all’aperto.
Il principale luogo di culto di Diana si trovava presso il piccolo lago laziale di Nemi, sui colli Albani, e il bosco che lo circondava era detto nemus aricinum per la vicinanza con la città di Ariccia.
Il santuario di Ariccia divenne il santuario federale dei latini dopo la caduta di Alba Longa.
In seguito Servio Tullio fonda il nuovo tempio di Diana sull’Aventino e lì sposta il centro del culto federale con il consenso dell’aristocrazia latina.
Altri santuari erano situati nei territori del Lazio antico e della Campania:
il colle di Corne, presso Tusculum, dove è chiamata con il nome latino arcaico di deva Cornisca e dove esisteva un collegio di cultori della Dea come attesta un’iscrizione ritrovata presso Tuscolo e dedicata ai Mani di Giulio Severino patrono del collegio; il monte Algido, sempre presso Tuscolo; a Lanuvio, dove fu istituito un Collegio Salutare di Diana; a Tivoli, dove è chiamata Diana Opifera Nemorense; un bosco sacro dedicato a Diana sorgeva ad compitum Anagninum, cioè all’incrocio fra la via Labicana e la via Latina, presso Anagni; il monte Tifata, presso Caserta.
Di recente scoperta è un santuario dedicato a Diana Umbronensis all’interno del Parco Regionale della Maremma.
Il 13 agosto era il giorno dedicato a Diana, e in alcune località continuavano fino al 15 agosto.
Oggi di queste feste resta l’usanza del ferragosto, il 15 agosto, che è dedicato all’Assunzione della Beata Vergine Maria (la Madonna).
Come già in altre culture, anche in quella latina appare la connessione tra il simbolismo delle corna e la divinità, in questo caso la Dea Diana.
Tito Livio ricorda un episodio in cui era stato predetto che chi avesse sacrificato una certa vacca di grande bellezza avrebbe dato al suo popolo l’egemonia sull’intera regione del Lazio antico. Il sabino proprietario della vacca si recò al tempio di Diana a Roma per sacrificarla, ma il sacerdote del tempio riuscì con uno stratagemma a distrarre il sabino e sacrificò lui e la vacca alla Dea garantendo alla città di Roma l’egemonia; le corna stesse furono affisse all’entrata del tempio come ricordo della vicenda e come pegno tangibile della sovranità sul Lazio. Il legame con la sovranità e la regalità è esplicitato anche dal rapporto tra la Dea e il Rex Nemorensis, il sacerdote di Diana che viveva nel bosco sacro sulle rive del Lago di Nemi.
Diana corrisponde alla dea Artemide della mitologia greca, anche se la somiglianza tra le due è molto superficiale. Il suo carattere di protettrice della partorienti è molto più accentuato in Diana.
Fin dal XV secolo a.C. a Creta veniva venerata una Dea protettrice dei boschi e delle montagne; ugualmente, a Efeso, fu a lungo praticato il culto di una similare divinità i cui connotati conducono però alla Dea frigia Cibele e, contestualmente, alla Dea che in tutto il bacino dell’Egeo rappresentava la Madre Terra, vale a dire Rea. Facile comprendere, quindi, come - in base alle diverse epoche e civiltà - siano possibili diverse interpretazioni di una medesima divinità. Ed in questo contesto è possibile vedere anche una associazione della figura di Diana con quella della divinità lunare Selene: in molti riti dei romani, inoltre, Diana venerata come divinità trina, punto di congiunzione della Terra e della Luna per personificare il Cielo (in contrasto a Ecate cui era riservato il Regno dei Morti).

La Wica Italica per onorare i tre aspetti della Dea usa i seguenti tre nomi: Diviana, Diana e Trivia. Considerando Diana il nome simbolico, principale, per identificare la Dea.